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I trascinatori di libri

Un tentativo di codifica dei book trailer

Scritto da Gianfranco Grenar (www.grenar.info)

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Tutta la verità su “I trascinatori di libri”

Se fossimo in una trasmissione televisiva, l’affabile conduttrice incalzerebbe in stile “Rieducational Channel”: “Trascinatori di libri; chi sono queste misteriose entità? Col favore delle tenebre spostano libri pesantissimi da stamperie clandestine a librerie cittadine? E perché li trascinano, sono sprovvisti di muletti e furgoni? Non possono spedirli? E i libri si lasciano trascinare o scalciano per restare dove sono nati?”

Chiedo venia per questo strano inizio: è un trucco per avere la tua attenzione, mio distratto lettore. Vorrei parlarti dei book trailer, la cui traduzione letterale è il titolo di questo articolo.

Cos’è un book trailer? È un filmato che parla di un libro. È un assaggio del suo alito, una spremitura del suo succo, una trasposizione del suo contenuto su un mezzo diverso dalla pagina scritta. L’idea è la stessa delle anteprime delle pellicole cinematografiche, i “prossimamente”. “To trail” significa “trascinare”. Quindi, l’intenzione è: trascinare verso il libro. Ma chi viene trascinato? Un potenziale editore, se il libro ne è privo; un distratto distributore; un attento libraio; un lettore.

Come? Attizzando la curiosità con immagini, parole, suoni, suggestioni.

Il trailer di un film è una breve sequenza (pochi minuti) di scene del film da promuovere, unite da un commento sonoro e/o parlato. Nel poco tempo che ha, il trailer tende a usare tutto l’armamentario retorico possibile per riuscire nel suo intento. Esistono: trailer infinitamente più belli del film che lodano; trailer che trasmettono lo spirito del film-madre, tanto da esserne una parte inseparabile per gli appassionati; trailer goffi che lasciano intuire il finale; trailer bugiardi che mentono sul film al solo fine di fare incassi, o che di tutto paiono parlare tranne che del film.

Il trailer esiste da un tempo sufficiente a poter creare una codifica di “genere”. Nel trailer classico (credo di poter usare questo aggettivo) si parte dalle immagini (il medium cinema è fatto di immagini, tutto il resto è funzionale, insegnava Alfred Hitchcock) e le si impasta con le parole.

Un book trailer, poiché ha un libro come materia prima, dovrebbe usare il meccanismo esattamente opposto: si parte dalle parole e le si impasta con le immagini.

Ricetta per un book trailer

Chi vuole creare un book trailer deve spremere le parole del libro, ottenerne il senso, e mescolarle con ciò che di solito è il lettore a produrre: l’immagine. Operazione alchemica, direi, e altamente rischiosa.

L’autore di un book trailer può ad esempio estrapolare passaggi intensi e/o significativi, unirli in modo da raccontare ciò che dice il libro senza aggiungere parole “aliene”; se ciò non è possibile, può dare elementi di trama e stile, inventare, mescolare ciò che c’è. Può creare un tappeto di parole che quanto più fedelmente possibile ricreino ciò che (si presume) proverà il lettore leggendo. Le parole hanno il potere assoluto. Le immagini vengono dopo e sono il legante.

Ma questa mia descrizione è rigida e fumosa allo stesso tempo. Come si fa a ottenere il senso del libro, ammesso che si debba? Chi decide? Qualcuno ha regolamentato la spremitura dei libri? (Riecco “Rieducational Channel”.) Provo a rispondere: non so come si sprema il senso da un libro, non decide nessuno se non l’autore del book trailer, e il genere non è ancora codificato. Il tempo, forse, provvederà.

Un tentativo di codifica

I book trailer che conosco esprimono grande varietà di intenzioni e risultati. Sul web mi capita di vedere l’ibrido, l’anonimo, il fallimentare, ma anche il creativo, l’impeccabile e l’imprevedibile. A volte mi sembra di guardare una pubblicità (che è un genere così ben codificato da essere auto-referenziale, in grado di citare e parodiare sé stesso), e allora capisco che l’autore è andato fuori categorie…

Già, categorie: un modo, per me temporaneo, per indagare e capire un fenomeno. Io me ne sono create tre per raggruppare i trascinatori di libri.

Categoria 1 – I Rispettosi

I book trailer Rispettosi contengono un capitolo, un paragrafo o anche una sola frase del libro. A volte riescono a ricreare una buona parte della trama (nel caso di opere narrative). Partono sempre dalla materia prima “parole del libro”. Le immagini sono statiche o poco animate: quadri disegnati dall’autore per illustrare il libro; disegni più simili a schizzi in movimento che a prodotti finiti; fotografie o riprese video che cercano di suggerire più che mostrare; scene concepite e montate per essere semplici; in ogni caso, immagini studiate per non interferire con le parole. Il sonoro è sottile, non incisivo: spesso non c’è una voce narrante; manca una melodia riconoscibile; c’è un tappeto di note o effetti sonori su cui le parole cadono morbide.

Per riconoscere un book trailer come sicuro appartenente a questa categoria, basta trascriverne il parlato. Se “regge” anche su carta o su monitor, è un Rispettoso.

La mia modesta opinione: questi book trailer funzionano, anche se non sono gli unici a farlo, e non è detto che siano i migliori.

Categoria 2 – I Traducenti

I book trailer Traducenti (traduttori seducenti) sono più smaliziati e più ambiziosi. Alle parole affiancano altri materiali da costruzione. Tentano di dare il senso del libro attraverso una traduzione in immagini studiate e lavorate. A volte sono favoriti dalla natura estremamente visiva, filmica, di certi passaggi del libro (dialoghi, monologhi, descrizioni di scene d’azione, particolarità dei personaggi, e così via). È molto probabile che dispongano di storyboard, piani di produzione, professionisti dell’audiovisivo, belle scenografie e bei costumi – e quindi siano creati a partire da un budget sostanzioso.

Trascrivendone il parlato su carta o monitor, si può ottenere qualcosa di sensato, ma spesso privo di anima: sono entità nuove, separate dal libro, potenzialmente autonome.

La mia modesta opinione: si tratta di oggetti narrativi curiosi, sorprendenti, belli da vedere, da rivedere… ma non sono propriamente book trailer. Sono più simili ai book teaser (vedi di seguito), in quanto il loro fine è suggerire più che descrivere, incuriosire più che ricreare. Tradurre in immagini porta con sé il pericolo delle false aspettative: ciò che appare a video potrebbe non coincidere con ciò che c’è davvero nel libro.

Categoria 3 – Gli Sguaiati

L’ultima categoria di book trailer che individuo è quella senza freni: gli Sguaiati. Essi osano tutto. Non hanno regole. Ed è male: in assenza di gabbie creative, il creatore rischia di andare alla deriva. Questi book trailer sono trionfi del kitsch, del cattivo gusto involontario. Spesso si tratta di filmati con titoloni giganti, scene di nudo o di sesso “intuito”, o di combattimento e azione cruda. Danno l’impressione di voler piazzare il libro sul mercato delle sceneggiature. Il modello alto a cui non arrivano è il film di Hollywood costoso e ultra-popolare. Le parole del libro non reggono un bel niente, sono al più materiale da riempimento.

I libri di origine sono spesso identificabili come appartenenti a un genere; noir, horror, chick-lit, soap opera. E, a furia di star dentro il genere, si degenera… Il libro parla di vampiri? Ècchete i dentoni e il sangue finto. Racconta di un serial killer? Ècchete la caruccia nuda sotto la doccia. Titoloni formati da singole parole tipo “Fear” (“Paura”), “Shame” (“Vergogna”); oppure frasi standard, “Un assassino”, “Un cuore spezzato”, “Fame di vita”. Guardarli è spesso fonte di imbarazzo o di sghignazzo.

La mia modesta opinione: la si capisce da come ho descritto la categoria. Eppure, in certi rari casi, là dove la trasformazione è notevole, la nuova opera può essere salvata dall’oblio. “Che bel film”, uno pensa, “chissà come sarà il libro”.

I pericoli del mestiere

L’autore del book trailer, per calcolo o per semplice goffaggine, può travisare i contenuti del libro, descrivendolo come “altro”. Uno va a leggersi il testo e scopre l’inganno in buona o mala fede. In questi casi è sempre l’autore del libro a farsi una cattiva fama.

Accade lo stesso nei trailer del cinema. Le major di Hollywood, note per la loro ossessione per il profitto (non il giusto e sacrosanto profitto, ma il profitto più ampio possibile), a volte impongono una strategia di propaganda suicida. Una vittima illustre è il regista e autore M. Night Shyamalan. Dopo il grande successo di una storia di fantasmi, “Il Sesto Senso”, si è trovato a dirigere senza saperlo: una storia di super-eroi, “Unbreakable” (in realtà una riflessione sulla famiglia, sugli affetti e sulle difficoltà di vivere); una storia di alieni, “Signs” (una storia su Dio e sulla fede); un horror di gusto gotico, “The Village” (una storia sulle umane paure e debolezze). Quello che io considero un narratore abile e accorto di tematiche dostoevskijane, a giudicare dai trailer sembra invece uno che sforna film di genere, e di generi sempre diversi, e di grande richiamo al botteghino, uno dopo l’altro.

I book teaser

Il teaser è un altro oggetto ben codificato: è una anteprima di dieci – quindici secondi; è un insieme di suggestioni, indizi, pezzi di trama, o solo un agglomerato di immagini confuse e confondenti. Sovente è privo di parole, ha solo una musica suggestiva quanto generica. Nel caso estremo, fa vedere solo il titolone gigante del film, con buffe scritte di contorno (“dal regista di…”, “dai produttori di…”) e la data di uscita del film. Un book teaser può avere successo, a patto che venga usato dentro una tradizionale campagna di marketing, e che venga seguito da un book trailer o da altre comunicazioni con i potenziali lettori.

Gli ibridi

C’è tutto un mondo, là fuori, che si trasforma mentre tento di descriverlo. Le categorie si contaminano, i generi si mescolano, avvengono mutazioni genetiche, il book trailer assorbe pezzi di DNA dai videoclip musicali, dai documentari, dalle pubblicità. E allora è meglio godersi lo spettacolo più che ragionarci intorno.

I precursori

Arrivati sin qui io e te, o colto lettore, potresti dirmi che nulla è mutato sotto il sole, rimembrando certe cose passate in televisione secoli fa. Forse ricordi “Gassman legge Dante”. Cos’era, se non un book trailer appena un po’ lunghino? (Ma lunghino non è, in proporzione alla Commedia.) Forse ricordi Giuseppe Ungaretti che legge le proprie poesie, compiaciutissimo e teatralissimo (e un passato da attore ce l’aveva) mentre una telecamera RAI lo inquadra. Era o no un book trailer? E la mamma che ti leggeva le favole quando eri piccolo, fermandosi dopo una manciata di paragrafi perché già dormivi, non ha forse fatto i book trailer dei tuoi sogni?

Beh, sì: sto forzando un po’.

Prima stesura 12-09-2007

Ultima revisione 27-02-2011